Il mio modo di guardare
Fotografia e scrittura nascono per me dallo stesso gesto: osservare. Uno sguardo, una postura, un incontro casuale possono contenere una storia prima ancora che venga raccontata. Fotografare significa riconoscere quell’istante e trattenerlo; scrivere significa provare ad attraversarlo, cercando ciò che l’immagine lascia fuori campo.
Non costruisco le storie prima di incontrarle. Aspetto che qualcosa interrompa la normalità di una scena: una relazione inattesa tra persone, un gesto minimo, una presenza che emerge dalla folla, una luce che cambia improvvisamente il significato di un luogo.
Il cinema ha insegnato al mio sguardo il valore dell’inquadratura, del tempo e soprattutto del montaggio. Per questo ogni fotografia è, per me, un fotogramma sottratto a un racconto più grande. Le Stories nascono da qui: dal tentativo di mettere in relazione immagini e parole senza spiegare tutto, lasciando a chi guarda lo spazio necessario per completare la storia.
Stories



Le donne delle maree
A Zanzibar, lungo la costa, ho incontrato donne che lavorano seguendo il ritmo delle maree. Quando l’acqua si ritira raggiungono a piedi le coltivazioni di alghe, raccolgono, selezionano, legano, attendono. Poche ore dopo, quello stesso spazio torna a essere mare...
La città ci guarda
Camminando nelle città ho iniziato a osservare un fenomeno che si ripeteva davanti all’obiettivo: manifesti, vetrine e grandi immagini pubblicitarie sembravano entrare nello spazio reale e stabilire relazioni impreviste con le persone che passavano davanti a loro...
Millanta anime
Le incontro nelle strade, nelle stazioni, nei mercati, nei luoghi in cui le persone passano senza lasciare quasi traccia. Non conosco i loro nomi e, nella maggior parte dei casi, non so nulla delle loro vite. Per pochi secondi, però, un gesto, una postura o uno sguardo interrompono il movimento indistinto della città e chiedono di essere osservati...